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Varignano, Chiesa della Resurrezione

Il sogno, il travaglio, il progetto di una Comunità:

la nuova Chiesa della Resurrezione al Varignano (Viareggio)

Sabato 8 giugno 2019 si è realizzato un sogno: la Comunità del Varignano a Viareggio ha celebrato la dedicazione della nuova Chiesa e del complesso parrocchiale. Un percorso durato oltre cinque anni e portato a termine con frutto dall’intera Comunità parrocchiale.

È l’Arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti che ci introduce alla portata del progetto: “Questa Chiesa è nata con un passato. Qui c’era una vecchia Chiesa che è stata demolita ma parte degli elementi di questa Chiesa sono stati conservati nel nuovo edificio. Poi una Chiesa che guarda al futuro, un edificio dal punto di vista tecnologico molto avanzato … una chiesa sostenibile, che guarda all’ambiente, al rispetto del creato secondo la Laudato sii di Papa Francesco. E poi una Chiesa che è nata dal popolo perché nel processo di progettazione la CEI ha chiesto una partecipazione popolare, quindi la Chiesa è nata chiedendo alla gente come la desiderava”.

Una Chiesa nata con un passato

Ci racconta don Marcello Brunini, parroco del Varignano: “Il Varignano è un quartiere della periferia sud di Viareggio, un agglomerato di diversità: in meno di 50 anni è cresciuto rapidamente passando dai 3500 abitanti degli anni sessanta agli oltre 10.000 dei giorni nostri. Una realtà composita: abitanti provenienti da altri rioni della città, dalla Sicilia, Calabria, Campania, Marche e negli ultimi decenni si sono aggiunti gli stranieri, romeni, albanesi e nord africani. La popolazione residente inizialmente solo operaia, ha incluso nel tempo un ceto medio a seguito di insediamenti edilizi non popolari. Il Varignano è un luogo in cui ombre e luci si esprimono in tensione: tra disagi e risorse, tra dipendenza e desiderio di partecipazione, tra chiusura e voglia di comunità, tra povertà e voglia di riscatto, tra crescita dell’insicurezza e desiderio di legalità, tra degrado urbano e ricerca della bellezza”.

In questo contesto, prima come Curateria autonoma dal 1969 e poi come Parrocchia della Resurrezione di nostro Signore, dal 1975, vive la Comunità Cristiana del Varignano, in uno stile di testimonianza di fede ed impegno sociale.

È Michela Benedetti, una parrocchiana, che sulla soglia della nuova chiesa ci racconta gli inizi: “Noi siamo partiti di là, di fronte a questo piazzale, c’era una Chiesa che prima era una stalla, quindi il percorso fatto è stato della massima semplicità”. 

La Comunità cristiana, presenza semplice ma concreta nel quartiere, vede la realizzazione della sua prima Chiesa nel 1985: un fabbricato semplice squadrato, chiamato da tutti “Chiesa verde” per la tinta del suo rivestimento esterno, che però già all’inizio del 2000 rivela seri problemi statici e di isolamento. Da qui un primo travaglio per la Comunità, legata alla “Sua” Chiesa Verde: ristrutturare o ricostruire. Una scelta non semplice, con diverse sensibilità nella comunità. Ce ne parla ancora Michela Benedetti: “La Chiesa è stata fin dall’inizio un punto d’incontro, quindi la gente comunque, credenti o non, si sono sempre incontrati alla Chiesa Verde” e molti sono perplessi su un eventuale distruzione della struttura.

Nel 2014, in seguito a valutazioni oggettive di staticità, la Diocesi si orienta sulla ricostruzione di un nuovo complesso parrocchiale, sul luogo della precedente struttura. Per la Comunità, a fianco alle difficoltà tra tensione tra ristrutturare e ricostruire, dialettica tra stile di povertà e costruzione di una nuova Chiesa, critiche senza partecipazione, si affiancano anche delle nuove opportunità: condivisione di memorie, visioni, attese, sogni, consapevolezza del proprio cammino ed infine una vera e propria elaborazione del lutto per la Chiesa Verde demolita, scoprendo che le proprie ferite avrebbero potuto divenire feritoie di luce per un nuovo cammino.

 

È una intera Comunità che si mette in questione e si lascia interrogare, anche a livello profondo, come ci spiega il prof. Franco Anichini: “proporre una progettualità può divenire per il quartiere un elemento importante perché coinvolto in una discussione di tipo anche teologico: come la rifai la Chiesa?  La rifai quadrata oppure proponi una forma assembleare diversa?”

E don Marcello Brunini, nel travaglio della Comunità precisa che la nuova Chiesa “dovrà mantenere lo stile del quartiere, uno stile di sobrietà, un legame sobrio col territorio, di non spreco”, cui fanno eco anche gli auspici dell’allora Vescovo di Lucca, Mons. Italo Castellani: “Questo nuovo edificio sia anche un punto di unità sociale perché i viareggini che vivono in questo tempo possano davvero trovare unità come comunità, come popolo, come cristianità”.

In questo contesto semplice e dinamico, nel 2014, la Parrocchia è inserita nel progetto CEI “Percorsi Diocesani”, insieme ad altre due parrocchie di Forlì e Monreale.

 

Una Chiesa nata dal popolo

Fin dalla redazione del Documento preliminare alla progettazione, la Comunità intera si è riconosciuta protagonista del progetto. Dalla condivisione degli obiettivi, alla stesura e partecipazione attiva alle fasi del Concorso, segnata da quattro direttrici: La Memoria, in cui l’anima della comunità possa essere trasfigurata nel nuovo complesso parrocchiale; La Sobrietà nella costruzione, capace di accogliere tutti, privilegiando i poveri; Il Futuro generato dal nuovo progetto che avrebbe dovuto sporgersi sul “Non detto”; La Bellezza offerta dall’Opera, intesa come attrazione, diminuzione delle distanze, danza.

Ci racconta Fabrizio Cervelli, un parrocchiano: “Abbiamo vissuto questa avventura fin dall’inizio, fin dal giorno in cui ci siamo ritrovati tutti assieme, non solo parrocchiani ma tutti gli abitanti del quartiere a chiederci che cosa volevamo per la nostra Chiesa, che cosa volevamo diventasse questa nuova struttura ed anche che cosa volevamo mantenere di collegamento col passato”.

Affermerà più tardi l’Arch. Massimo Lepore, progettista dello Studio TAMASSOCIATI, che vincerà il concorso per la nuova Chiesa: “Quando abbiamo iniziato la progettazione ci siamo trovati di fronte ad una situazione di degrado fisico ma di grandissima potenzialità sociale: la comunità dei parrocchiani è una comunità molto motivata, determinata e desiderosa di collocare al centro del quartiere un servizio importante”.

Il Concorso in due fasi ha avuto come interlocutori privilegiati la Comunità cristiana e l’intero quartiere del Varignano, per essere infine condiviso anche con la “comunità allargata” dell’intera Città di Viareggio, attraverso una mostra alla Galleria di Arte Moderna e Contemporanea, in cui sono state esposte e presentate tutte le tavole presentate dai progettisti.

Con grande soddisfazione, l’Architetto Marco Bettini, Responsabile del procedimento ha raccontato: “A me è piaciuto tanto il percorso che si è fatto: quello che l’ha resa speciale (questa opera -ndr) è che si sono messe insieme tutta una serie di sinergie fra la committenza (Diocesi e Parrocchia), la città, le Istituzioni, i progettisti tutti, ma anche le imprese esecutrici. Ognuno ha messo qualcosa di suo”.

 

Una Chiesa che guarda al Futuro

E finalmente dal 2017 al 2019 la Comunità ha potuto seguire i passi operativi della costruzione della sua nuova casa, dal lutto per l’abbattimento della Sua Chiesa Verde, alla trepidazione per il procedere dei lavori, alla gioia nell’accedere per la prima volta alla nuova Chiesa.

È ancora don Marcello Brunini, il parroco, a raccontarci: “La Chiesa del quartiere Varignano è una Chiesa che risorge sull’antica Chiesa Verde, che ha significato proprio tanto per il quartiere. Questa è una Chiesa diversa, che vorrebbe illuminare, illuminare il cuore di tutti coloro che abitano nel quartiere. La Comunità cristiana dovrebbe essere proprio un segnino di luce dentro la complessità delle famiglie del nostro quartiere. Entrando (nella nuova Chiesa) siamo immersi in un oceano di luce”.

Un complesso parrocchiale semplice ma funzionale: una luminosa e accogliente aula liturgica, un giardino di raccordo alle opere parrocchiali (saloni e aule) e all’abitazione dei sacerdoti; un segno sobrio ma distintivo e distinguibile nel quartiere.

Conclude infine Mons. Giulietti: “ Mi sembra che questo edificio cerchi di proiettarsi come uno spazio prima di tutto accogliente per la Comunità, per le celebrazioni, per la carità, per la formazione cristiana, per la convivialità, un punto di riferimento di persone che ne hanno particolarmente bisogno: questo bisogno è vivo ovunque ma soprattutto in situazioni difficili è particolarmente urgente poter offrire spazi di aggregazione e di convivialità, di incontro delle persone e di apertura alla speranza, come deve essere sempre una Chiesa”.