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Sacred Art School Firenze

Arte e devozione

Giorgio Fozzati, Direttore Scuola di Arte Sacra di Firenze

C’è un momento nel quale la percezione del sacro diventa coinvolgente e questo è dovuto a diversi fattori, che vanno dalla qualità artistica ai ricordi personali che l’immagine suggerisce. I sensi riempiono la memoria e l’immaginazione, lasciando sensazioni e ricordi che poi affiorano nel tempo.

L’arte devozionale ha bisogno di essere già vista, di ripercorrere sentieri già battuti. Ma la mancanza di innovazione ha portato ad allontanare il pubblico dei fedeli, soprattutto i giovani.

C’è un modo di comunicare diverso nelle nuove generazioni, un ritorno al linguaggio dell’immagine: lo scritto, il parlato, la relazione interpersonale diminuiscono per lasciare spazio alla comunicazione per immagini.

Viviamo un momento di disorientamento comunicativo, il moltiplicarsi degli strumenti di comunicazione ha aumentato il rumore di fondo per cui è difficile sentire, ascoltare, capire, comprendere.

C’è poi l’elemento della velocità, che ha tra i suoi effetti la compressione del tempo e l’annebbiamento della memoria.

Infine una riflessione sulla cosiddetta “fede adulta” che sembra tenere poco in conto la devozione dei fedeli, cioè proprio di quelle persone che nonostante tutto continuano a riempire i santuari e le chiese, organizzano pellegrinaggi e contribuiscono con le loro offerte in modalità “obolo della vedova”, al sostentamento di tanti edifici di culto.

Insomma: parlare di arte devozionale è complesso, si rischia di urtare a turno sensibilità e culture diverse. Qualche tempo fa sono stato a visitare una chiesa nuova, un edificio bello, progettato bene, con un’ aula liturgica (come si dice) ben pensata: la luce, gli elementi di costruzione, lo spazio, la verticalità e al contempo l’atmosfera calda, il profumo del cipresso usato per i banchi. Un arredo sacro sobrio e ricco al contempo. E in fondo alla chiesa la statua del Sacro Cuore di Gesù proveniente dalla vecchia chiesa, in gesso dipinto, attorniata di fiori e con il trespolo per le candele. Che cosa era successo? Semplice: i fedeli hanno reclamato la presenza della loro statua del s. Cuore e il parroco non ha potuto fare altro che accontentarli.

Perché l’architetto che progetta, lo scultore, il pittore, l’orafo, il mosaicista, insomma chi mette mano e mente alla realizzazione di una chiesa non include l’aspetto devozionale? Perchè se lo include riesce ad innovare.

Ma forse qui c’è un passaggio importante da comprendere: come si riesce a fare oggi una vera arte devozionale? Quali sono le caratteristiche di un artista che voglia entrare in questo settore che, come abbiamo visto, è assai delicato e complesso?

In questi anni di lavoro alla Scuola di Arte Sacra ho visto crescere diversi talenti artistici e quelli che si sono maggiormente affermati nel settore sacro, religioso e devozionale, sono quelli che hanno saputo approfondire la propria preparazione culturale e spirituale al contempo. Immergersi nella realtà dell’antico e nuovo testamento, conoscere a fondo i personaggi che ne animano le pagine, le storie; soffermarsi a contemplare le scene del vangelo, porsi le domande scomode, entrare dentro alla narrazione biblica. E ancora: conoscere la storia della Chiesa, cioè le vite dei santi che hanno fatto la vita della Chiesa, leggere, approfondire, meditare. E, infine, nutrirsi dei sacramenti, della Grazia, della preghiera.

E’ un percorso che solo apparentemente può sembrare parallelo a quello squisitamente artistico, ma che invece da contenuto, forma, sostanza. La vocazione dell’artista di opere sacre ha come obiettivo quello di accompagnare, condurre, disvelare e senz’altro emozionare, commuovere e interrogare il credente e l’agnostico, senza timore e senza pudori.