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IL PREMIO INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA "FRATE SOLE" 2020

prof. Marco Borsotti

Il Premio Internazionale di Architettura Sacra “Frate Sole”, giunto alla sua settima edizione, non rappresenta soltanto un momento di altissimo riconoscimento per tutti quei progettisti che si sono confrontati con uno dei temi più impegnativi e prestigiosi che possano caratterizzarne l’esperienza progettuale – l’edificazione dello spazio del sacro –, ma è soprattutto un punto di riferimento fondamentale per la comprensione di come e quanto l’architettura contemporanea sappia mettere alla prova i propri mezzi espressivi e realizzativi nel confronto con uno spazio altamente complesso, dove ogni elemento è chiamato a negoziare la propria presenza, prima ancora che con la funzionalità d’uso e l’appagamento estetico, con il bisogno di identificare e dare forma al senso di spiritualità del singolo così come della collettività.

Il prestigioso albo del premio, che annovera come vincitori alcuni dei nomi più importanti del panorama architettonico internazionale – Tadao Ando, Álvaro Siza, Richard Meier, John Pawson, Cristián Undurraga, Rafael Moneo, rappresenta il momento più alto di un importante programma di raccolta, sistematizzazione e divulgazione che, presso la Fondazione Frate Sole, voluta per meravigliosa intuizione di un grande personaggio, padre Costantino Ruggeri – frate francescano, artista e costruttore di chiese – vede consolidarsi negli anni un archivio unico al mondo.

Ogni quattro anni si rinnova, dunque, l’occasione di fare il punto sull’evoluzione del progetto contemporaneo di architettura sacra, attraverso uno spaccato estremamente rappresentativo per quantità e provenienza, esaminando il quale è possibile individuare alcuni temi fondativi e ricorrenti, attorno ai quali si compiono continue esplorazioni e sperimentazioni progettuali, oltre, naturalmente, a ricorrenze linguistiche e caratterizzazioni geografiche particolarmente stimolanti. Il Premio Internazionale costituisce, perciò, un’occasione di riflessione unica, in grado di fornire indicazioni fondamentali circa la capacità dell’architettura contemporanea, nella sua pluralità di espressioni, di rispondere all’esigenza umana di dare forma e contenuto ad ambienti edificati per accogliere una comunità attorno alla propria idea di trascendenza: luoghi riconoscibili nel territorio, capaci di chiamare a sé e accogliere il cuore e lo spirito, secondo un mandato progettuale apparentemente irrealizzabile e paradossale che chiede di essere spazio fisicamente finito e mentalmente infinito.

La pluralità di espressioni architettoniche testimoniate da progetti pervenuti appare lo specchio fedele di una contemporaneità che accetta e sviluppa linguaggi molteplici, attingendo alla storia e alle codifiche dei suoi differenti stili, così come alle sperimentazioni più estreme e che, in un panorama così composito e talvolta contraddittorio, propone alcuni elementi fondamentali per lo sviluppo di un ragionamento critico che consenta di tracciare un profilo dello stato dell’arte.

Molti gli spunti che sono evidenziati nelle chiese pervenute al concorso, dall’attenzione compositiva, alla sperimentazione sui materiali; dalla ricerca sui sistemi costruttivi all’attenzione nella definizione di spazi interni evocativi (e qui s’innesta il complesso tema della definizione dell’aula assembleare postconciliare); ancora la diffusa tendenza minimalista, contrapposta a una persistenza di richiami vernacolari o alla sperimentazione di tendenze geometriche fluide.

Tutti spunti per ulteriori considerazioni che testimoniano la ricchezza del dibattito e dell’ininterrotta indagine sulla forma del sacro che percorre anche la nostra contemporaneità progettuale.

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