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Matera

Raccontare la vita delle Comunità attraverso il patrimonio

Dall’8 al 10 dicembre nell’incantevole contesto della Città di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, ha avuto luogo la terza tappa della “Giornata Nazionale 2019” dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana.

La Giornata nazionale 2019 conclude il percorso intrapreso con le giornate di Viareggio, in cui si affrontavano le problematiche relative alla costruzione di un nuovo complesso, e con quelle dell'Aquila, in cui si poneva particolare attenzione sull'impatto che gli eventi calamitosi hanno sulle comunità e sui loro beni. Le giornate di Matera hanno messo in evidenza gli aspetti pastorali e valoriali del nostro patrimonio e hanno introdotto la discussione sul grande tema del patrimonio intangibile.

Tra i relatori don Valerio Pennasso, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della CEI, don Giuliano Zanchi, Direttore scientifico della Fondazione Adriano Bernareggi, il prof. Luca Dal Pozzolo, Responsabile delle attività di ricerca di Fondazione Fitzcarraro, la dott.ssa Irene Bongiovanni, presidente di Confcoperative Cultura Turismo e Sport, la dott.ssa Chiara Laghi, presidente Confcoperative Emilia Romagna, il dott. Fabrizio Magnani, responsabile per il catalogo della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Matera, la dott.ssa Sabina Magrini, direttore istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi del MIBACT, il prof. Federico Felice Milizzi, direttore del dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo dell’Università degli Studi della Basilicata, la dott.ssa Elena Musumeci dell’Istituto centrale per il Catalogo e la Documentazione del MIBACT e don Carmelo Torcivia della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, Sez. S. Luigi. Delle giornate riportiamo due brevi testi: un Abstract dell’intervento di don Giuliano Zanchi ed una sintesi delle giornate di don Valerio Pennasso. A seguire una presentazione della Cooperativa sociale “Oltre l’Arte” di Matera, attiva nella valorizzazione del patrimonio ecclesiastico e culturale.

 

COMUNITÀ E TERRITORIO PER IL ‘PATRIMONIO’

don Giuliano Zanchi

 

Il patrimonio storico/culturale/artistico della tradizione cristiana viene assunto nelle odierne strategie ecclesiali come riserva dialogica in tempi di secolarità sociale e soccorso estetico al compito catechetico in momenti di disorientamento pastorale. Appare come spazio favorevole a rinnovati sforzi di evangelizzazione e di formazione. Il termine ‘patrimonio’ tuttavia resta in sé tesso indice di molte ambivalenze. Sembra nel contempo traccia di una eredità e di una estraniazione. Culturalmente oltretutto il patrimonio artistico della tradizione cristiana appare un bene morale di cui chiunque oggi rivendica la proprietà. Fa parte integrante di quel valore di ‘avvicendamento spirituale’ che la nostra società ha assegnato all’estetica e alle sue ‘memorie’ artistiche. Oggi quello che abbiamo sempre chiamato ‘arte sacra’ vive concretamente più nelle pratiche sociali della cultura artistica che nelle chiese. Mobilitare la sapienza pastorale della comunità attorno alle potenzialità del suo ‘patrimonio’ significa anzitutto avere coscienza di un contesto nel quale il cattolicesimo è più trascinato che protagonista. Naturalmente tutto questo resta una chance. Chiede però coscienza della posta in gioco alimentata da questioni così articolate. Le chance infatti sono inseparabili dalle insidie.  Il patrimonio tradizionale della storia cristiana deve restare a servizio di quella ‘curiositas’ pubblica che ne ha fatto la referenza della sua spiritualità civile. Andrà però aiutata a non sentirsi nella galleria etnografica di un mondo estinto. Una vera cura del ‘patrimonio’ lo mantiene vivo se lo rinnova nel dialogo tra paradigmi estetici che rendono eloquente il passato con la voce del presente. Ma anche sotto il profilo di un mero profitto interno alla vita ecclesiale alcuni atteggiamenti sono decisivi. Come per esempio sottrarsi alla scorciatoia apologetica. Ma anche non cedere a una tentazione intellettualistica (l’arte sollecita una relazione, non formula un contenuto) secondo una concezione povera della didattica. Fare ‘tradizione’ (che non significa conservare ma consegnare) richiede profonda attitudine interpretativa. Sono quindi molte le prassi che si possono attivare in relazione al tema. Moltissime sono già in atto. Sembrano però più urgenti alcuni criteri che le sappiano disciplinare. Perché siano atti di coscienza cristiana, non meri riflessi del generale consumo dell’arte.

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